Hai appena finito un progetto, ci hai dedicato tempo, energie, forse anche delle serate... e poi... niente! Nessun feedback, nessun ringraziamento: solo silenzio. E quel silenzio pesa molto più di quanto dovrebbe.
Se ti riconosci in questa situazione, non sei solo. Il bisogno di riconoscimento è universale. È radicato nel nostro modo di funzionare più profondo. Ma c'è un'importante differenza tra un sano bisogno di convalida... e una dipendenza dall'opinione altrui che alla fine diventa estenuante.
Il bisogno di riconoscimento non è un difetto di carattere. Il lavoro dello psicologo Abraham Maslow, a partire dagli anni '50, lo ha posto al centro dei bisogni umani fondamentali: essere riconosciuti, apprezzati e considerati – è una potente motivazione. Ci spinge a impegnarci, a progredire, a dare il meglio di noi stessi.
Il problema, quindi, non è la ricerca del riconoscimento. Il problema sorge quando questa ricerca diventa la condizione primaria per il proprio benessere. Quando l'assenza di un complimento genera ansia. Quando le critiche, anche quelle costruttive, vengono percepite come una profonda minaccia al proprio valore. Quando si adattano le proprie scelte, opinioni e comportamenti non in base a ciò che si ritiene giusto, ma in base a ciò che sarà ben accolto dagli altri.
A questo punto, il bisogno di riconoscimento cambia natura: non è più una forza trainante, ma diventa un vincolo.
I ricercatori in psicologia del lavoro parlano di eccessiva validazione esterna: questo meccanismo per cui l'autostima dipende principalmente dal feedback esterno e non da una stabile valutazione interna. Non si tratta di una diagnosi. È uno schema, spesso appreso molto presto, che può essere osservato e, con il senno di poi, riequilibrato.
Come possiamo quindi distinguere le due situazioni?
Primo indicatore: osservate la vostra reazione alla mancanza di feedback. Riuscite a tollerare di lavorare bene... senza che nessuno se ne accorga? Una difficoltà persistente in questo ambito merita attenzione.
Secondo indicatore: prestate attenzione a come recepite le critiche.
Le critiche al vostro lavoro vengono percepite come un attacco personale? Se il confine tra ciò che fai e chi sei si fa labile, è un segnale d'allarme.
Terzo indicatore: chiediti se le tue scelte professionali o personali sono guidate dai tuoi valori... o dalla paura di deludere gli altri.
Queste domande non sono facili. Ma sono utili. Il bisogno di riconoscimento diventa sano quando si basa su solide fondamenta interiori: la consapevolezza delle proprie capacità, dei propri valori e del proprio contributo, indipendentemente dalle opinioni esterne. Questo non si costruisce dall'oggi al domani.
E se questo argomento ti tocca particolarmente, parlare con un professionista della salute o uno psicologo può essere un primo passo concreto. Cercare riconoscimento è umano. Non poterne più fare a meno è un segno che è arrivato il momento di riconoscere te stesso.
Céline MAGNANO
|